Agricoltura Biologica

Certificazione ICEA: il nostro percorso

Chi è ICEA, come funziona la conversione al biologico e cosa significa il logo in etichetta per chi acquista

Ogni volta che compare in etichetta il logo ICEA, significa che qualcuno — un ispettore indipendente, almeno una volta all'anno — ha verificato sul campo che le regole del biologico vengono rispettate davvero. Non è una dichiarazione di intenti: è una garanzia verificata da un terzo. Per capire cosa significa, è utile conoscere chi è ICEA, come funziona il percorso di certificazione, e cosa abbiamo fatto noi a Tenuta Magrini per arrivarci.

Chi è ICEA

ICEA — Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale — è uno dei principali organismi di controllo e certificazione biologica in Italia. È accreditato da Accredia (l'ente unico di accreditamento italiano) e riconosciuto dal Ministero dell'Agricoltura per operare nel settore dell'agricoltura biologica ai sensi della normativa europea. Opera su tutto il territorio nazionale e certifica produttori agricoli, trasformatori, importatori e distributori.

ICEA non è solo un certificatore di agricoltura biologica: si occupa anche di cosmesi naturale e biologica, di equo solidale e di altri standard etici e ambientali. Nel settore vitivinicolo, certifica sia la produzione delle uve in campo sia la vinificazione in cantina, coprendo quindi l'intera filiera necessaria per la dicitura "vino biologico" prevista dalla normativa UE.

Il percorso di conversione: come funziona

Passare al biologico non avviene dall'oggi al domani. La normativa europea prevede un periodo di conversione di almeno due anni per i vigneti (tre per i seminativi) durante il quale il produttore deve già applicare tutte le regole del biologico — niente pesticidi di sintesi, niente fertilizzanti chimici — ma non può ancora certificare il prodotto come biologico. È un periodo di "pulizia" del suolo e della pianta: i residui chimici di anni di trattamenti convenzionali devono essere smaltiti prima che la vite possa essere considerata pienamente biologica.

Il produttore che avvia la conversione deve notificare il piano aziendale all'organismo di controllo scelto, compilare un registro di tutte le operazioni colturali, e aprire la propria azienda alle ispezioni periodiche. ICEA effettua almeno una visita ispettiva all'anno, con la possibilità di controlli non annunciati. Durante ogni visita vengono verificati i registri, i trattamenti effettuati, i prodotti presenti in magazzino e, se necessario, si prelevano campioni di suolo, foglie o uva per analisi di laboratorio.

Il percorso di Tenuta Magrini

A Tenuta Magrini non abbiamo mai usato pesticidi di sintesi sulle nostre vigne. Sin dall'inizio — quando abbiamo acquistato e iniziato a lavorare i terreni — la scelta è stata quella di coltivare nel rispetto del suolo e della pianta. Dal 2021 abbiamo eliminato definitivamente anche gli erbicidi, una delle ultime categorie di prodotti convenzionali ancora presenti in molte aziende biologiche in transizione.

La conversione formale è iniziata nel 2023: abbiamo notificato il piano aziendale a ICEA, avviato la documentazione sistematica di ogni intervento in vigna, e aperto i nostri campi alle prime ispezioni ufficiali. Per noi la conversione non ha significato cambiare le pratiche colturali — erano già quelle giuste — ma costruire il sistema documentale che rende quelle pratiche verificabili da un ente terzo.

Il percorso di certificazione ha confermato quello che sapevamo: i nostri vigneti nel Monferrato, a Grazzano Badoglio, erano già puliti. Le analisi dei suoli e delle uve non hanno rilevato residui di sintesi. Questo ci ha consentito di completare il percorso di certificazione con la prima annata certificata ICEA.

Le ispezioni: cosa viene verificato

L'ispettore ICEA verifica innanzitutto la coerenza tra il registro colturale e lo stato effettivo della vigna. Controlla i prodotti fitosanitari acquistati e utilizzati, confrontandoli con quelli ammessi. Verifica che non vi siano fonti di contaminazione nelle parcelle adiacenti non biologiche (in tal caso si richiedono fasce tampone). In cantina, controlla i registri di vinificazione: quali additivi e coadiuvanti tecnologici sono stati usati, in quali quantità, su quali lotti. Verifica infine che i solfiti aggiunti rientrino nei limiti previsti dalla normativa biologica.

Il risultato dell'ispezione è un rapporto che va a ICEA: se tutto è in ordine, viene rilasciato o rinnovato il certificato. Se emergono non conformità, il produttore ha tempo per correggerle, ma la certificazione può essere sospesa o revocata.

Cosa significa per chi compra

Il logo ICEA in etichetta dice una cosa precisa: un ente terzo indipendente ha verificato che quelle uve sono state coltivate senza pesticidi di sintesi, senza fertilizzanti chimici, senza OGM, e che in cantina sono stati rispettati i limiti di legge per il vino biologico. È un fatto documentato e ispezionato, non una promessa.

Per noi la certificazione non è la fine del percorso, ma la conferma di una scelta fatta prima ancora che esistesse il sistema formale per documentarla. Se vuoi sapere cosa significa questa scelta per il vino che produciamo, leggi la nostra filosofia o scopri i dettagli sulla nostra sostenibilità in cantina.


I nostri vini certificati ICEA

Le nostre etichette, tutte certificate biologiche ICEA. Uve coltivate senza chimica di sintesi nel Monferrato.